sabato 17 gennaio 2009
Costituzione circolo di Assisi di Sinistra Critica
giovedì 15 gennaio 2009
Lettera da GAZA
Ramallah, 27 dicembre 2008.
Leggerò domani, sui vostri giornali, che a Gaza è finita la tregua.
Non era un assedio dunque, ma una forma di pace, quel campo di concentramento falciato dalla fame e dalla sete.
E da cosa dipende la differenza tra la pace e la guerra? Dalla ragioneria dei morti?
I bambini consumati dalla malnutrizione, a quale conto si addebitano?
Chi muore perché manca l'elettricità in sala operatoria muore di guerra o di pace?
Si chiama pace quando mancano i missili - ma come si chiama, quando manca tutto il resto?
E leggerò sui vostri giornali, domani, che tutto questo è solo un attacco preventivo, solo legittimo, inviolabile diritto di autodifesa.
La quarta potenza militare al mondo, i suoi muscoli nucleari contro razzi di latta, e cartapesta e disperazione. E mi sarà precisato naturalmente, che no, questo non è un attacco contro i civili - e d'altra parte, ma come potrebbe mai esserlo, se tre uomini che chiacchierano di Palestina, qui all'angolo della strada, sono per le leggi israeliane un nucleo di resistenza, e dunque un gruppo illegale, una forza combattente? - se nei documenti ufficiali siamo marchiati come entità nemica, e senza più il minimo argine etico, il cancro di Israele?
Se l'obiettivo è sradicare Hamas - tutto questo rafforza Hamas. Arrivate a bordo dei caccia a esportare la retorica della democrazia, a bordo dei caccia tornate poi a strangolare l'esercizio della democrazia - ma quale altra opzione rimane? Non lasciate che vi esploda addosso improvvisa.
Non è il fondamentalismo, a essere bombardato in questo momento, ma tutto quello che qui si oppone al fondamentalismo. Tutto quello che a questa ferocia indistinta non restituisce gratuito un odio uguale e contrario, ma una parola scalza di dialogo, la lucidità di ragionare il coraggio di disertare - non è un attacco contro il terrorismo, questo, ma contro l'altra Palestina, terza e diversa, mentre schiva missili stretta tra la complicità di Fatah e la miopia di Hamas. Stava per assassinarmi per autodifesa, ho dovuto assassinarlo per autodifesa - la racconteranno così, un giorno i sopravvissuti.
E leggerò sui vostri giornali, domani, che è impossibile qualsiasi processo di pace, gli israeliani, purtroppo, non hanno qualcuno con cui parlare. E effettivamente - e ma come potrebbero mai averlo, trincerati dietro otto metri di cemento di Muro? E soprattutto - perché mai dovrebbero averlo, se la Road Map è solo l'ennesima arma di distrazione di massa per l'opinione pubblica internazionale? Quattro pagine in cui a noi per esempio, si chiede di fermare gli attacchi terroristici, e in cambio, si dice, Israele non intraprenderà alcuna azione che possa minare la fiducia tra le parti, come - testuale - gli attacchi contro i civili. Assassinare civili non mina la fiducia, mina il diritto, è un crimine di guerra non una questione di cortesia.
E se Annapolis è un processo di pace, mentre l'unica mappa che procede sono qui intanto le terre confiscate, gli ulivi spianati le case demolite, gli insediamenti allargati - perché allora non è processo di pace la proposta saudita? La fine dell'occupazione, in cambio del riconoscimento da parte di tutti gli stati arabi. Possiamo avere se non altro un segno di reazione?
Qualcuno, lì, per caso ascolta, dall'altro lato del Muro?
Ma sto qui a raccontarvi vento. Perché leggerò solo un rigo domani, sui vostri giornali e solo domani, poi leggerò solo, ancora, l'indifferenza.
Ed è solo questo che sento, mentre gli F16 sorvolano la mia solitudine, verso centinaia di danni collaterali che io conosco nome a nome, vita a vita - solo una vertigine di infinito abbandono e smarrimento. Europei, americani e anche gli arabi - perché dove è finita la sovranità egiziana, al varco di Rafah, la morale egiziana, al sigillo di Rafah? - siamo semplicemente soli. Sfilate qui, delegazione dopo delegazione - e parlando, avrebbe detto Garcia Lorca, le parole restano nell'aria, come sugheri sull'acqua. Offrite aiuti umanitari, ma non siamo mendicanti, vogliamo dignità libertà, frontiere aperte, non chiediamo favori, rivendichiamo diritti. E invece arrivate, indignati e partecipi, domandate cosa potete fare per noi. Una scuola?, una clinica forse? delle borse di studio? E tentiamo ogni volta di convincervi - no, non la generosa solidarietà, insegnava Bobbio, solo la severa giustizia - sanzioni, sanzioni contro Israele. Ma rispondete - e neutrali ogni volta, e dunque partecipi dello squilibrio, partigiani dei vincitori - no, sarebbe antisemita.
Ma chi è più antisemita, chi ha viziato Israele passo a passo per sessant'anni, fino a sfigurarlo nel paese più pericoloso al mondo per gli ebrei, o chi lo avverte che un Muro marca un ghetto da entrambi i lati?
Rileggere Hannah Arendt è forse antisemita, oggi che siamo noi palestinesi la sua schiuma della terra, è antisemita tornare a illuminare le sue pagine sul potere e la violenza, sull'ultima razza soggetta al colonialismo britannico, che sarebbero stati infine gli inglesi stessi? No, non è antisemitismo, ma l'esatto opposto, sostenere i tanti israeliani che tentano di scampare a una nakbah chiamata sionismo. Perché non è un attacco contro il terrorismo, questo, ma contro l'altro Israele, terzo e diverso, mentre schiva il pensiero unico stretto tra la complicità della sinistra e la miopia della destra.
So quello che leggerò, domani, sui vostri giornali. Ma nessuna autodifesa, nessuna esigenza di sicurezza. Tutto questo si chiama solo apartheid - e genocidio. Perché non importa che le politiche israeliane, tecnicamente, calzino oppure no al millimetro le definizioni delicatamente cesellate dal diritto internazionale, il suo aristocratico formalismo, la sua pretesa oggettività non sono che l'ennesimo collateralismo, qui, che asseconda e moltiplica la forza dei vincitori.
La benzina di questi aerei è la vostra neutralità, è il vostro silenzio, il suono di queste esplosioni.
Qualcuno si sentì berlinese, davanti a un altro Muro.
Quanti altri morti, per sentirvi cittadini di Gaza?
trad. Francesca Borri
COMUNICATO STAMPA DI COALIZIONE
Italia dei Valori, Partito della Rifondazione Comunista, Partito dei Comunisti Italiani
e Sinistra Critica, incontratisi lunedì 12 gennaio per analizzare la situazione politica
bastiola, in vista delle prossime elezioni comunali, dichiarano congiuntamente che
quanto affermato dal coordinatore comunale Roberto capocchia nel corso della
conferenza stampa di presentazione dei candidati alle primarie proposte come “dell’
intera coalizione” non corrisponde alla realtà, visto che le nostre forze politiche non
vi prenderanno parte.
Ad oggi, a queste primarie partecipa solo il PD con l’ unica appendice di un Partito
Socialista che peraltro vede a Bastia il proprio candidato alle elezioni politiche di
Aprile all’ opposizione e sostenitore del candidato delle liste civiche.
Non partecipiamo alle primarie perché il PD le ha convocate senza alcuna
condivisione né politica, né programmatica, con le altre forze politiche di
centrosinistra.
Ci divide, come da sempre sostenuto, il giudizio politico, che noi riteniamo negativo
sull’attività amministrativa di questa giunta.
Crediamo necessaria una discontinuità che non riscontriamo nelle proposte dei tre
candidati presentati alla conferenza stampa di presentazione del PD.
Auspichiamo che il PD voglia rivedere le proprie scelte politiche nel programma e
nei metodi, altrimenti sarebbe impensabile immaginare di realizzare un percorso
comune da qui a giugno, volto ad evitare che la città sia consegnata al centrodestra .
Bastia Umbra 12/01/2009
Italia dei Valori
Partito della Rifondazione Comunista
Partito dei Comunisti Italiani
Sinistra Critica
BASTA MASSACRI, BASTA CON L’ASSEDIO, BASTA OCCUPAZIONE
Comunicato
ORVIETO PER GAZA- STOP ALL'ASSEDIO!
COMUNICAZIONI, TESTIMONIANZE, SUONI E IMMAGINI
18 GENNAIO 2009 ORE 18.00-24.00 NON STOP
ATRIO PALAZZO DEI SETTE
Una lunga maratona, dalle 18.00 alle 24.00, quella che si terrà domenica 18 gennaio 2009 presso l'atrio del Palazzo dei Sette a Orvieto.
Una maratona per riflettere insieme e capire, all'indomani delle manifestazioni di sabato 17, quale sia la reale situazione che si registra nella Striscia di Gaza, in seguito alla pesante offensiva militare avviata dall'esercito israeliano.
I quasi mille morti e gli oltre 4.000 feriti ( in buona parte bambini) non possono trovare alcuna giustificazione nel pretesto dell'autodifesa.
Molte le voci di condanna, per lo più inascoltate o tacciate di antisemitismo, che gridano al crimine di guerra contro una popolazione civile ( per oltre l'80%) inerme.
La maratona “Orvieto per Gaza. Stop all'assedio!” vuole essere uno spazio per l'informazione , reale e non manipolata, grazie all'ausilio di media indipendenti e testimonianze dirette, ma anche un incontro volto a stimolare la solidarietà nei confronti di chi ha perso tutto, lo stesso diritto alla vita.
Le immagini, fisse o in movimento, si alterneranno al racconto, alla musica, alla riflessione.
In quel contesto verrà istituito un tavolo di coordinamento per la raccolta di materiale medico-sanitario da poter inviare, tramite organizzazioni preposte, verso la Striscia di Gaza.
Verrà dunque fornita una lista contenente il materiale che deve essere raccolto e i punti adibiti alla raccolta dello stesso.
Confidando anche nella disponiblità espressa dall'amministrazione comunale, siamo certi che con la presenza e la collaborazione da parte di tutti, anche la città di Orvieto sarà in grado di dare un piccolo sostegno a quella che è innanzitutto un'emergenza umanitaria.
ORVIETO PER GAZA- STOP ALL'ASSEDIO!
COMUNICAZIONI, TESTIMONIANZE, SUONI E IMMAGINI
È una maratona organizzata dal Coordinamento orvietano per la Palestina, entità nata dalla sinergia tra diverse realtà attive sul territorio.
Partecipano alla maratona: Meri Calvelli cooperante Crocevia in Palestina, Ali Rashid ex deputato alla Camera, Roberto Di Nunzio direttore dell'agenzia stampa Arabicareport, Jamal Jadallah direttore dell'agenzia stampa palestinese WAFA, Roberto Hamza Piccardo tra i fondatori dell'Unione delle Comunità ed Organizzazioni islamiche in Italia. (U.C.O.I.I.)...
Inoltre, collegamenti telefonici in diretta con:
Duilio Gianmaria inviato Rai al confine con la Striscia, Pucci Bonavolontà inviato Rai in Libano, Vittorio Arrigoni volontario ISM a Gaza e editorialista per il Manifesto, Maso Notarianni direttore di Peacereporter, Jacopo Gilberto inviato de Il Sole24ore...
La lista è provvisoria ed in continuo aggiornamento.
“UNO SCATTO CONTRO L'ASSEDIO”.
Scattiamo una foto per esprimere il nostro dissenso contro l'isolamento e l'oppressione della popolazione civile palestinese della Striscia di Gaza.
Inoltre per chi volesse condividere il momento della cena è previsto un "buffet aperto" a cui ognuno può contribuire derubando la propria dispensa.