Le tre sentenze del TAR dell'Umbria:
giovedì 29 maggio 2008
Mozione conclusiva del coordinamento nazionale del 24 25 maggio 2008
Si è tenuto il coordinamento nazionale di Sinistra Critica, il secondo dopo le elezioni. Al centro della discussione, l'analisi del governo Berlusconi, la nuova fase di Confindustria, il ruolo dell'opposizione e il dibattito a sinistra. Tra gli impegni immediati: a Chiaiano il 1 giugno, i Pride e la manifestazione contro Bush. Ma anche l'appello per un incontro nazionale delle reti migranti e antirazziste contro il pacchetto-sicurezza e la xenofobia. Sinistra Critica lancia una Legge di iniziativa popolare sul Salario Minimo che partirà a giugno e poi un Meeting-Festa Nazionalea Roma per avviare in autunno la prima Conferenza del nuovo movimento politico.
1)I primi passi del governo Berlusconi ne mostrano tutta intera la pericolosità sociale ma anche la forza momentanea. Il governo ha scelto di rispondere alle insicurezze generate dalla crisi economica e dagli effetti della globalizzazione scaricando la tensione sui più deboli, Rom e migranti, alimentando la xenofobia latente nei quartieri popolari, riproponendo un meccanismo di militarizzazione dei territori e di repressione del conflitto sociale come dimostra il caso di Napoli. Un governo che si giova della strada tracciata dal centrosinistra e dal precedente governo Prodi che ha avviato le stesse politiche, sia sul fronte sociale che economico. Se oggi il centrodestra appare decisamente forte è anche perché il Partito Democratico e la Sinistra Arcobaleno al governo hanno avallato il senso comune xenofobo, le scelte militari, l'attacco ai lavoratori e alle lavoratrici. Per questo l'opposizione è urgente e, come dimostra il caso Sarkozy in Francia, è l'unico elemento che può mutare lo stato di cose.
2)L'obiettivo più ambizioso del governo è naturalmente realizzare una saldatura con la Confindustria per tentare una stabilizzazione conservatrice che oggi appare, come non mai, a portata di mano anche per la subordinazione sfacciata di Cgil,Cisl e Uil. L'insediamento del governo e il discorso di Emma Marcegaglia all'assemblea degli industriali, quindi, si tendono la mano e fanno parte di un disegno organico. Berlusconi ha di nuovo l'occasione di allearsi con il grande padronato e non intende lasciarsela sfuggire mentre questo ha tutto l'interesse alla permanenza di un governo anti-sociale e antioperaio. Chi nel centrosinistra si è cullato nell'illusione della "borghesia buona" e del padronato progressista è oggi servito dalla realtà. In questa prospettiva l'emersione in Cgil di una forte opposizione di classe è quanto mai necessaria.
4)Compito prioritario è dunque la costruzione di un'opposizione sociale, al governo e a Confindustria - i due termini devono essere necessariamente connessi - come terreno concreto per costruire una nuova sinistra, una nuova soggettività politica. Sinistra Critica, come ribadito negli 11 punti, continua a lavorare a questa prospettiva sapendo che saranno le pratiche sociali, i contenuti e non i contenitori a tracciare la strada più efficace. Per questo consideriamo importanti oltre alle scadenze tutti quei tentativi che provengono dai movimenti sociali di realizzare forme di unità e per questo la nostra prospettiva di fase resta quella dei "Forum dell'opposizione sociale" per costruire il più ampio fronte di resistenza alle destre e a Confindustria. I terreni prioritari restano quelli della fase precedente: l'antirazzismo e la lotta contro la xenofobia; la difesa del contratto nazionale, contro la precarietà e per il salario; il no alla guerra e alla militarizzazione; la difesa ecologica dei territori; la difesa della 194, dell'autodeterminazione delle donne e la lotta contro l'omofobia e per l'estensione dei diritti civili.
5)Accanto alla dimensione unitaria ci impegniamo a un nuovo rilancio di Sinistra Critica, alla sua costruzione e rafforzamento - a cominciare dal tesseramento - mediante una serie di iniziative e di impegni capaci di offrire un contributo rilevante al dibattito a sinistra:
mercoledì 28 maggio 2008
Comunicato Stampa
Cittadini della vallata del Rio Fergia, esprimono forte soddisfazione per le sentenze emesse dal TAR Umbria che annullano la Determina Regionale che concedeva una seconda concessione per lo sfruttamento d’acqua minerale e il permesso di costruzione rilasciato dal comune di Gualdo Tadino alla società Idrea s.r.l.
Il Comitato Rio Fergia ha sempre seguito la doppia strada, della mobilitazione/protesta ed il ricorso alla giustizia, convinto che la partecipazione coesa della comunità e la fiducia nelle istituzioni al fine pagano e premiano le posizioni oneste.
La serietà ed il rigore del comportamento del TAR dell’Umbria ,oggi sono sotto gli occhi di tutti e i Cittadini di Boschetto sentono il bisogno di sottolinearlo pubblicamente.
Le sentenze emesse entrano profondamente nel problema e ne esaminano tutte le possibili sfaccettature motivando segnatamente le decisioni assunte.
Il Comitato Rio Fergia esaminerà le sentenze con i propri legali ( avv. Valeria Tocchio e avv. Daria Grilli) e nei prossimi giorni renderà pubblico un documento articolato su tale questione anche per far conoscere le iniziative che intende intraprendere per tutelare,eventualmente, ulteriormente in altre sedi la sorgente di Boschetto.
I Cittadini della vallata del Rio Fergia hanno deciso di convocare una conferenza/assemblea sul problema dell’acqua e della sua tutela per metà mese di giugno,cogliendo anche l’occasione per festeggiare questo primo positivo risultato ottenuto .
Comitato per la difesa del Rio Fergia
c/o casetta dell’amicizia
Boschetto
martedì 20 maggio 2008
Il Forum per i beni comuni : Ferentillo (TR) , 16-18 maggio
giovedì 15 maggio 2008
Appello per la costituzione del “Forum Costituente della Sinistra Umbra”
Care compagne/i,
non voglio dilungarmi sull’analisi del voto dato che essa è già stata ampiamente discussa ma desidero dire con chiarezza che, dal mio punto di vista, abbiamo perso drammaticamente consenso per due motivi principali:
- l’incapacità da parte della sinistra nel produrre radicamento nel territorio e nel saper creare conflitto e vertenze politiche efficaci e riconoscibili, perchè organizzata e strutturata come ceto politico autoreferenziale ed impermeabile al confronto-scontro nel sociale;
- il fatto che non siamo stati capaci di dare una risposta convincente e fattiva al gravissimo problema dei salari, progressivamente erosi nella loro capacità di acquisto, con il conseguente aumento della povertà diffusa dalla Sicilia alla Lombardia.
Gli altri problemi di cui si parla e discute, a partire dalla tanto sbandierata questione della sicurezza, sono tutti una conseguenza più o meno diretta della dilagante condizione di povertà in cui versa gran parte della popolazione italiana ed umbra. Molto ci sarebbe da aggiungere per tale situazione drammatica in cui si trova il paese ma per una necessità di brevità mi limito ad enunciare una proposta sul “come” e sul “che fare” per poter consegnare alle generazioni future una possibilità reale di cambiamento della società odierna e del mondo secondo un’ottica di sinistra.
Dobbiamo aprirci a 360° al fine di rilanciare un’ipotesi credibile, condivisa e radicata di azione politica di sinistra che sappia riaggregare, non solo tutte le forze politiche che vi si riconoscono, ma anche le varie associazioni, i singoli cittadini, etc., dando un chiaro e netto segnale di superamento di qualunque difetto di autoreferenzialità, di settarismo e di verticismo, andando a costruire con totale disponibilità ed umiltà una fase costituente che ci porti a dialogare e a lavorare con tutti coloro che sono intenzionati a costruire una sinistra di popolo, unitaria, plurale ed antagonista. Sono convinto che tutti noi, mettendoci in discussione, ognuno rinunciando al proprio orticello potremo rompere steccati, rimuovere pregiudizi e contrapposizioni andando a seminare una nuova cultura politica di sinistra su campi fertili, vergini e puliti. Perchè in questi anni si è andata progressivamente ad erodere e ad involvere quella che era la cultura di sinistra dei militanti e dei dirigenti politici che hanno costruito la storia socialista e comunista nel nostro paese. Un’intera tradizione fatta di alti contenuti etici e ideali, di modalità comportamentali basate sul rispetto, sulla coerenza e la correttezza nei rapporti si è andata progressivamente perdendo, lasciando il posto alla frammentazione, alla disgregazione e troppo spesso all’arroganza, all’opportunismo, all’imbarbarimento delle modalità di confronto e scontro politico. In questo senso dovremmo interrogarci seriamente sul come e sul perchè il “berlusconismo” ci abbia attraversato modificandoci in peggio.
Come reagire? Come ripartire?
Mettiamoci a lavorare tutti assieme al sevizio di un percorso costituente dal basso che possa diventare un grande coagulo catalizzante per riformare la pratica e le modalità del fare politica. Sono convito che è necessario ripartire da subito tenendo assieme strettamente legati sia il “cosa fare” che il “come farlo”, dove l’impegno politico venga concepito come servizio, come modalità di costruzione di relazioni e di progetti per il cambiamento ad alto contenuto etico e ideale.
Per fare questo c’è bisogno di tutti e per questo rivolgo un appello alla coesione e all’unità: chiedo e propongo di costituire un grande “Forum Costituente della Sinistra Umbra” che inizi da subito a lavorare mettendo a discutere tutte le organizzazioni politiche della sinistra antagonista, compresi i compagni della “Sinistra Critica” e del “Partito Comunista dei Lavoratori”, le varie associazioni, includendo i compagni del Manifesto e di “Micropolis”, quelli della ”Associazione per una Sinistra Unita e Plurale”, quelli della “Costituente Comunista”, etc., i singoli cittadini che, essendo di sinistra, si pongono l’obiettivo di costruire un’alternativa all’attuale situazione politica che si è determinata a seguito della consultazione elettorale dell’aprile scorso.
Dovremo ragionare collegialmente mettendoci tutti sullo stesso piano, senza verticismi né idee preconcette, su nuove forme e modalità organizzative del fare politica. Dovremo essere aperti a sperimentare perchè la “bacchetta magica” per uscire dall’attuale situazione non sembra possederla proprio nessuno. Dal mio punto vista è necessario oltremodo aprire una discussione molto approfondita sui tanti aspetti del come fino ad oggi l’idea socialista e comunista del cambiamento del mondo si è sviluppata e si è venuta organizzando nelle forme della politica nel corso dell’ultimo secolo. Su questo ritengo che dovremo tentare di dare risposte ad alcune questioni che provo a formulare: è ancora valido oggi, come dice Paolo Cacciari, concepire un’organizzazione politica seguendo un’idea di partito come strumento di conquista del potere statale, organizzato in maniera centralizzata, gerarchica, scimmiottando la stessa struttura organizzativa statale che si vuol conquistare? Ha ancora senso tentare di raggiungere un’alternativa di società avendo come strumento un partito che è strutturato come uno “stato nello stato”? Non potrebbe essere più utile,, e adeguato ai tempi, un modello nuovo di “partito sociale”, come lo definisce Pino Ferraris, che operi concretamente per realizzare elementi di “altra società” dentro la società? Non sarebbe a noi forse più adatto un partito che si avvicini nelle sue modalità organizzative alle libere associazioni volontarie, solidali, orizzontali, mutualistiche, portatrici di una politicizzazione pervasiva delle masse e di una cultura dai forti contenuti etici?
Stefano Falcinelli,
compagno di base del Circolo PRC/SE “R.Tenerini” di Perugia Centro.
lunedì 12 maggio 2008
11 PUNTI PER UNA NUOVA SINISTRA. DI CLASSE E ANTICAPITALISTA
La sinistra tutta sta discutendo della sconfitta, spesso in modo scomposto, opportunista o con ipotesi "nuoviste" e dissolutorie. Per parte nostra vogliamo provare a offrire una riflessione di merito, indicando quali sono, secondo noi, prima ancora che i contenitori o le formule le idee su cui deve camminare la costruzione, da capo e su basi realmente inedite, di una nuova sinistra.
1.La perdita della rappresentanza parlamentare costituisce il culmine del fallimento della sinistra italiana, dopo la fine del vecchio Pci. A essere spazzata via è stata l'illusione di poter vivere di rendite elettorali, senza un radicamento autentico, senza progetto, con un vecchio modello di partito non più in grado di conquistare la sua posizione nel corpo sociale. Non si può escludere che la sinistra recuperi in altre scadenze elettorali almeno parte dei voti persi. Non sarebbe per questo cancellata la sconfitta, figlia di un patrimonio di voti senza radici e senza sostegni nel lavoro subalterno e nella società. Una nuova sinistra si ricostruisce innanzitutto azzerando i vecchi gruppi dirigenti, responsabili della disfatta, ma soprattutto iniziando a comprendere perché malgrado l'evidenza del problema da risolvere, non solo esso non viene risolto ma si manifesta con maggiore gravità a ogni svolta della vicenda politica italiana.
2.Più che di ricostruzione pensiamo sia necessario parlare oggi di costruzione, davvero su basi nuove, di una sinistra anticapitalista e di classe. Il radicamento si è rivelato impossibile perché – nel contesto della globalizzazione e della dissoluzione del movimento operaio del Novecento – privilegiare il solo orizzonte istituzionale e l'eredità burocratica hanno reso vano ogni sforzo. Radicarsi in una società comporta un lavoro lungo, faticoso e oscuro che non necessariamente paga a breve termine sul piano elettorale. Per ceti politici, mossi da esigenze personali di agi e poteri, la via più facile è rimasta la conservazione di posizioni nelle istituzioni e i percorsi necessari a raggiungerli del tutto diversi da quelli indispensabili al radicamento. Anche per questo non ci interessa il riassemblaggio di gruppi dirigenti consumati e sordi alla realtà. Neppure forme identitarie o furbizie opportunistiche per recuperare qualche seggio in parlamento. Ci interessa un “nuovo inizio”, cominciare da un'altra storia, liberarsi dai postumi della burocrazia del Novecento per aderire al presente e recuperare l'immaginazione e i moventi con cui un’altra sinistra può costruire se stessa.
3.Una nuova sinistra di classe o è anticapitalista o non è. Le donne, gli uomini e il pianeta non reggono più il peso del dominio assoluto dell'interesse privato, le pulsioni al riarmo e alle guerre, le allucinazioni regressive che lo stato delle cose produce. Questo, banalmente, significa opporsi al capitalismo. Meno banalmente significa comprendere che governare con i suoi rappresentanti e guardiani impedisce la rinascita di una sinistra che il mondo lo voglia trasformare davvero. Non è solo una prospettiva rivoluzionaria a suggerire un'adeguata distanza dai governi. Anche un'autentica volontà riformista dovrebbe prendere atto che governare con gli attuali rapporti di forza non è più possibile.
4.Noi proponiamo di ricominciare da l’elogio dell’opposizione. Non per vocazione minoritaria ma semplicemente perché a questo sistema sociale si può reagire solo evocando e organizzando l’opposizione politica e sociale, attraverso movimenti, conflitto, autorganizzazione diffusa. Dall’opposizione il movimento operaio del ‘900 ha ottenuto conquiste rilevanti; dall’opposizione oggi si può organizzare una resistenza diffusa e proporsi di strappare conquiste e diritti per dare sostanza ad un’ipotesi di alternativa. Per questo non è possibile governare con il Pd né a livello nazionale né a livello locale, nel senso che non è possibile governare con chi nella migliore delle ipotesi difende l’esistente, ha una concezione amministrativa e autoritaria della politica e così facendo spiana la strada alle destre. Il caso di Roma parla chiaro.
5.La vittoria di Berlusconi e della Lega realizza sul piano parlamentare il progressivo spostamento a destra del paese e il deterioramento ventennale di rapporti di forza sociale già deteriorati. Il Pdl si sforzerà di costituire una destra di governo “seria e responsabile” ma anche radicata socialmente, con un suo blocco sociale di riferimento che non abbandona i caratteri populisti e reazionari, vedi il comportamento di Fini. Allo stesso tempo cercherà di essere utile a una Confindustria che vuole attaccare in profondità i diritti acquisiti del lavoro, a cominciare dal contratto nazionale, e su questo piano cercherà l’apporto di un Pd che segue la stessa linea. Per questo andrà avanti il tentativo di stabilizzare la “bipartitizzazione” della politica italiana. A questa situazione si risponde non con operazioni di alchimia politicista ma con l’individuazione di un blocco sociale di riferimento, di soggettività che vengano coinvolte in un quadro unitario delle lotte e in un’ipotesi comune di alternativa. Per questo la rifondazione del sindacato di classe – a partire da una chiara e forte opposizione in Cgil e da una progressiva unità di azione del sindacalismo di base – rappresenta un tassello decisivo. E’ l’orizzonte principale entro il quale si inscrive qualsiasi progetto per una nuova sinistra anticapitalista: un ambito unitario delle lotte e dei movimenti è oggi indispensabile per resistere alle destre e realizzare un avanzamento nella costruzione di una sinistra di classe.
6.La nuova sinistra non può essere mono-identitaria. Ci sono eredità del passato che non bastano più a dare senso alla rappresentanza politica e che hanno bisogno di incontrarsi e dialettizzarsi. Noi pensiamo a unasinistra anticapitalista, ecologista, comunista e femminista; non per assemblare indistintamente soggettività diverse ma per trovare insieme un quadro unitario di riferimento e un comune progetto di lavoro. Questa identità multipla non la si può però proclamare soltanto. Occorre praticarla: una sinistra femminista è una sinistra che accetta al suo interno il protagonismo delle donne e quindi anche il conflitto; ecologista significa disporsi a nessuna mediazione sul terreno della salvaguardia ambientale; comunista significa continuare a battersi per rompere con l’attuale sistema sociale e costruire, davvero, un movimento reale che abolisca lo stato di cose presenti. E serve anche una sinistra internazionalista che sappia costruire un progetto internazionale fatto di elaborazioni e pratiche comuni. Per questo guardiamo con attenzione all’esperienza della Sinistra anticapitalista europea.
7.La democrazia assoluta sarà la pratica decisiva per costruire un nuovo inizio. Non possiamo più accettare, e non costruiremo, nessuna sinistra basata su leader carismatici, su gruppi dirigenti infallibili, su burocrazie inamovibili, su carrierismi scandalosi, su derive istituzionaliste. Vogliamo una sinistra basata sulla partecipazione e su regole democratiche. Non bastano solo congressi regolari o statuti trasparenti, servono vincoli precisi: rotazione rigorosa degli incarichi a qualsiasi livello; stipendi parametrati sui salari italiani medi; la parità di genere; rispetto degli orientamento sessuali; autofinanziamento dell’attività politica. Ai leader e ai dirigenti inamovibili occorrerà sostituire un collettivo militante a tutti i livelli: territoriale, tematico, nazionale.
8.La sinistra si costruisce nel vivo delle contraddizioni e dello scontro sociale, non nei palazzi o, peggio, nei salotti. E’ un lavoro “corpo a corpo” che va recuperato, fatto di mutualismo, utilità sociale, prossimità ai bisogni, organizzazione del conflitto, vittorie. Servirà il radicamento sociale, non generico o astratto, ma rapportato alle nuove realtà e in particolare al nuovo proletariato, alla nuova composizione del lavoro contemporaneo, a partire dai, dalle migranti. Occorre ragionare sulle forme dell’autorganizzazione sociale e sul tipo di insediamento politico che le classi subalterne possono darsi. Non lo si può fare con apparati burocratici e cristallizzati ma contando sull’apporto di militanti desiderosi, desiderose di non rassegnarsi. Questo è il compito che ci attende. La radicalità, innanzitutto una radicalità di classe, è oggi il linguaggio chiave per rendere una politica di sinistra credibile e coinvolgente.
9.La sinistra si ricostruisce anche con una discussione approfondita, non rituale ma rigorosa, sulla società che vogliamo, sui grandi orizzonti. Pensiamo a una società democratica e socialista, autogovernata, centrata sui bisogni e non sugli interessi privati, sulla proprietà sociale dei principali mezzi di produzione, ecologica, sessuata, libertaria. Non a un modello astratto da calare dall’alto ma a un movimento che trasformi la realtà, che guadagni legittimità e forza nel vivo dei conflitti e del cambiamento. C’è la necessità di ripensare e costruire un’organizzazione politica che lavori e lotti per questo obiettivo senza pensare di essere l’unica depositaria di una verità presunta, senza scimmiottare esperienze passate, senza replicare ruoli o schemi di potere. Serve un’organizzazione che legga la realtà per contribuire a trasformarla. Noi non vogliamo autoproclamare questo soggetto ma costruirlo davvero, per questo siamo un Movimento politico. Questo non significa rinunciare ad organizzarsi o a dotarsi di un progetto collettivo; rafforzare Sinistra Critica significa anche questo.
10.Una nuova sinistra si costruisce nell’oggi, nel presente, nell’urgenza di una realtà dominata dal berlusconismo e dall’adattamento pragmatico del Partito democratico. La priorità è l’organizzazione di un’opposizione sociale non retorica ma modellata sui bisogni reali. I temi di questa opposizione per noi restano: la lotta alla precarietà, per continuare a chiedere l’abrograzione della legge 30, del pacchetto Treu o del pacchetto Welfare; la lotta per un Salario Minimo Intercategoriale (Smic) di 1300 euro e un salario sociale di 1000 euro; per la difesa del contratto nazionale; la lotta contro la guerra e le missioni militari siano esse in Afghanistan o in Libano, contro le basi, a partire da Vicenza, e le spese militari; la lotta per la difesa ecologica dei territori contro le Grandi Opere inutili e dannose e le privatizzazioni; la difesa dell’autodeterminazione delle donne, della 194 per una moratoria sull’obiezione di coscienza; la piena libertà di orientamento sessuale per la conquista delle unioni civili; la lotta contro il razzismo, l’isteria securitaria, la nuova xenofobia anti-rom. Una battaglia che deve puntare ancora all’abrogazione della Bossi-Fini e della Turco-Napolitano, all’unità di classe tra lavoratori migranti e italiani, a nuovi diritti di cittadinanza, alla regolarizzazione permanente,alla chiusura dei Cpt, alla libertà di circolazione. Sarà questo il banco di prova principale dell’opposizione alle destre, il terreno su cui tutte le forze politiche dovranno misurarsi, e su cui i movimenti dovranno dotarsi rapidamente di strumenti adeguati di riflessione e di mobilitazione.
martedì 6 maggio 2008
ELEZIONI 2008
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lunedì 5 maggio 2008
"Acqua Rifiuti Energia Forum Regionale dei movimenti in lotta per i Beni Comuni"
Ferentillo - Teatro Comunale, piazza Umbria
Un momento di riflessione collettiva sul punto della situazione umbra, organizzato e gestito da tutti i comitati in lotta contro le lobbies economiche alla ricerca del massimo profitto e contro la falsa informazione sulle risorse ed il risparmio energetico.
Ci derubano dell'acqua, ci inquinano l'aria e l'acqua e ci lasciano montagne di rifiuti dopo avere depredato tutte le risorse del territorio.
Distruggono irreversibilmente gli ecosistemi ed il paesaggio, cementificano le nostre montagne per illusorie alternative energetiche che non apportano benefici alle popolazioni.
Il forum sarà un momento per ribadire a voce alta la nostra esistenza come protagonisti della nostra vita, per scrivere una nuova storia dove noi, liberi cittadini della regione Umbria del pianeta Terra, organizzati in associazioni e comitati, vogliamo ricostruire la nostra identità collettiva per organizzare la resistenza al liberismo, che con la scusa dello sviluppo economico, ci toglie le risorse vitali mettendo in pericolo la nostra stessa sopravvivenza.
Comitati promotori: Comitato Umbro Acqua Pubblica ( ATTAC PG, Comitato Pro Acqua Gualdo Tadino, Comitato Tutela Rio Fergia, Comitato Contro l'Acquedotto Scheggino Pentima, Meetup Amici Beppe Grillo dell'Umbria, Cobas Umbria , CSOA ex Mattatoio Perugia, Circolo Culturale primomaggio, Circolo arci Island, Gruppo Difesa Ambiente di Spoleto), Inceneritori Zero Umbria, Comitato Don Chisciotte (CA.I. Terni, Mountain Wilderness, Italia Nostra Valnerina), Comitato Popolare per l'Ambiente Bettona.
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