Sinistra Critica esprime solidarietà ai lavoratori scesi in sciopero a Porto Torres dopo la decisione della Polimeri Europa – società controllata dall’Eni - di sospendere per due mesi la produzione negli impianti del petrolchimico di Porto Torres e di ridurre la produzione del 30 per cento a Sarroch. Quello di Porto Torres è l’unico stabilimento che viene chiuso in Italia, con la messa a rischio di 4mila posti di lavoro.
In queste ore si paga la mancata applicazione dell’accordo sulla chimica del 2003, l’indifferenza dei governi nazionali (eppure l’Eni e quindi la Polimeri sono controllate dallo Stato), la mancanza di una politica industriale della Giunta Soru – che Sinistra critica sarda aveva già denunciato come componente interna al Prc sardo. Più in generale si paga l’applicazione di un modello di sviluppo estraneo e calato dall’alto, dannoso per l’ambiente, e che si è spesso accompagnato alla sradicamento di molte attività produttive locali.
L’aggravarsi dell’agonia della chimica si affianca al disastro del settore tessile - vedi Legler e dintorni – e alle delocalizzazioni dell’agroalimentare, di cui è esemplare la chiusura dello stabilimento Unilever di Cagliari.
Non possono essere i lavoratori a pagare la crisi indotta dell’industria chimica e l’irresponsabilità della classe politica e dirigente nazionale e regionale, la crisi di un capitalismo che in questi anni ha visto accumularsi enormi ricchezze nelle mani di padroni e dei manager.
In un contesto di crisi internazionale, decisamente più accentuata in una regione dall’apparato produttivo “fragile” come la Sardegna, appaiono come ciniche e irresponsabili le dimissioni del presidente della Giunta regionale Renato Soru.
A pochi mesi dalla conclusione naturale del suo mandato, il proprietario del 27, 5% del capitale di Tiscali – azienda che ora denuncia 250 esuberi concentrati a Cagliari - ed editore dell’Unità fa piombare le dimissioni su una Finanziaria regionale ancora in alto mare. Se queste dimissioni - messe sul tavolo di Giacomo Spissu per giocare una partita tutta interna alle caste e alle controcaste del Partito Democratico Sardo - non venissero ritirate entro Natale si andrebbe ad elezioni a febbraio e la Regione resterebbe senza bilancio almeno sino a maggio.
L'attuale governatore della Regione - che in mancanza di seri strumenti politici oggi ricorre al ricatto delle dimissioni - aveva esordito nel 2004 con severe e facili prediche sugli imprenditori "prenditori". In questi anni Soru ha però lasciato campo libero a tutti costoro - compreso se stesso - in una catastrofica corsa a tappe che parte dalla Legler, passa per il cappio del debito su migliaia di aziende agricole, e giunge al traguardo con l'Eni.
Sinistra Critica Sarda 5 dicembre 2008
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