giovedì 23 ottobre 2008

LA "MAGNA CARTA" DELL'ISTRUZIONE

Carissim*
Vi prego di leggere queste mie riflessioni, su un episodio
reale, che vi invito a verificare di persona e credo che
concorderete con me la gravità della situazione
Se ritenete opportuno fatela pure girare
claudio santi -sinistra critica PG

E' notte fonda, come spesso succede qualche docente
universitario ancora lavora, nonostante il ministro Brunetta
sostenga la nostra incallita inoperosità e indole
fannullona. Questa sera però è particolarmente strana,
il ritorno delle proteste studentesche, l'occupazione delle
Facoltà, le minacce del premier di ricorrere alle azioni
di polizia mi riportano indietro nel tempo, all'occupazione
della “Pantera” quando ero studente e più recentemente
a quella contro il ddl Moratti, quasi venti anni anni ( un
ventennio !) in cui la distruzione sistematica
dell'istruzione pubblica italiana è proseguita
inarrestabile ed incurante delle proteste dei diretti
interessati (studenti) dei tecnici (docenti) e dei
sovvenzionatori (le famiglie).
Al di la delle memorie nostalgiche però questa notte mi
ronza in testa una cosa che un amico e collega mi ha letto
di corsa mentre se ne andava a lezione, suggerendomi di
cercala sul sito di Magna Carta.
“La fondazione Magna carta
(http://www.magna-carta.it/fondazione) è una Fondazione
dedicata alla ricerca e allo studio di ipotesi di riforma in
quattro grandi aree tematiche: la politica estera; la
riorganizzazione dello Stato; l’innovazione, la ricerca e
l’istruzione; il welfare, l’economia e il mercato.......
 non teme di “compromettersi” con la politica, di
prendere posizione e di schierarsi.”
Ma schierarsi con chi?
Alla fine della prima pagina del sito  si legge........
“un grazie  all'ex Presidente del Senato, Marcello Pera.
Senza il suo appoggio e il suo contributo, la cui tenacia
è pari solo alla discrezione, la stessa costituzione di
Magna Carta non sarebbe avvenuta.....” e poi scorrendo tra
le pagine del sito si scopre che il presidente è il
senatore Quagliarello  vicepresidente vicario del PdL al
Senato, e nel consiglio di amministrazione si può trovare
Francesco Bellavista Caltagirone, oggi nella cordata che
acquisirà Alitalia ma che noi conosciamo perchè di lui
Travaglio dice “è marito di Rita Rovelli, figlia di
Nino, il grande corruttore del caso Imi-Sir” e l'Espresso
(25/10/2005) lo indica come amico dei “furbetti del
quartirtino”
E tra i fondatori troviamo banche, agenzie editoriali,
finanziarie e...... guarda guarda Mediaset!
Ma l'organo operativo culturale della fondazione è il suo
comitato scientifico composto da numerosi nomi illustri tra
cui cito a caso: il ministro Renato Brunetta, il giornalista
Magdi Allam, Margherita Boniver  senatore PSI, il capogruppo
alla camera del PdL Fabrizio Cicchitto, Giorgio La Malfa
PRI, il Ministro Sacconi, Elisabetta Gardini.
Beh  appare ora abbastanza chiaro  l'orientamento politico
della fondazione.
Navigo ancora un pò nel sito e finalmente, nella pagina
delle pubblicazioni http://www.magna-carta.it/node/2047
trovo quello che stavo cercando: “Governare l'Italia per
l'istruzione e la ricerca scientifica”
Nella recensione e presentazione del libro si legge: “La
pubblica istruzione italiana è in condizioni a dir poco
pessime........Quel che è peggio, queste condizioni sono
in rapidissimo peggioramento. Tanto da consentire di
ipotizzare che quel poco che resta di solido sarà spazzato
via entro un decennio, o forse ancora prima.......”
Francamente una affermazione che non si può che
condividere, anzi io aggiungerei che la cultura italiana è
in condizioni pessime, basti guardare il successo di
trasmissioni come i vari reality, gli amici si Maria De
Filippi e l'informazione stessa scesa a livello del
pettegolezzo da tabloid. Proseguendo però nella lettura
della recensione si giunge alle motivazioni addotte dal
comitato scientifico di Magna Carta, e soprattutto alle sue
auspicate e teorizzate soluzioni:

“Il problema sta nei principi pedagogici che regnano nel
Ministero della Pubblica Istruzione, ........che sono
pervasi da uno pseudo-pensiero politicamente corretto, da un
“democratese”, che ha fatto di essi causa non ultima
della perdita di baricentro e della sempre più marcata
incapacità educativa della scuola italiana. ..........
questi principi negano che nel processo educativo debbano
esservi dei robusti elementi non diciamo di autoritarismo,
ma quanto meno di autorità e autorevolezza.....”
“Quello che il programma di Magna Carta intende
sottolineare, è innanzitutto l’esigenza di recuperare
..... la consapevolezza che educare significa, almeno in
una certa misura
(non occorre certo tornare alle punizioni
corporali…), imporre dall’alto nozioni, punti di vista e
anche princip
i – quelle nozioni, quei punti di vista e
quei principi che sono indispensabili alla salvaguardia
della civiltà, considerata non come un prodotto spontaneo
delle pulsioni umane, ma come una costruzione fragile e
artificiale. ....Nicolàs Gòmes Devila s.... «Educare
l’uomo è impedirgli la libera espressione della sua
personalità».

Proseguo abbastanza distratto attraverso altri paragrafi che
parlano di integrazione condizionata all'accettazione della
nostra cultura ed al rifiuto del multiculturalismo definito
demagogico ed altre considerazioni su Università e
Ricerca, alcune tra latro anche condivisibili. Non so
perchè ma ho una gran voglia di andarmene da questo paese!
Invito tutti a verificare la veridicità direttamente nel
sito di Magna Carta e forse chi avrà più tenacia di me
potrà scoprire anche altre preziose chicche.

1 commenti:

UNISTAT ha detto...

"BUON ANNO A TUTTI... meno che a uno, anzi mezzo"!

Come sarà il 2009? Non c’è nessuno - ma per chi ci crede ci sono i soliti oroscopi - che abbia le carte in regola per formulare previsioni attendibili circa il nostro futuro prossimo. Non sappiamo se ci sarà un collasso dell’economia. Non sappiamo se la crisi durerà uno o più anni. Non sappiamo se il prezzo del petrolio salirà o scenderà. Non sappiamo se ci sarà inflazione o deflazione, se l’euro si rafforzerà o si indebolirà. Non sappiamo se gli Usa del nuovo-Presidente saranno diversi da quelli del Presidente-guerrafondaio. Non sappiamo se Istraele e Palestina continueranno a scannarsi per tutta la vita. Non sappiamo nada de nada! La stampa, i politici, i sindacati, tacciono! Stra-parlano soltanto di federalismo, riforma della giustizia, cambiamento della forma dello Stato, grandi temi utopici che vengono quotidianamente gettati ad una stampa famelica di pseudo-notizie, mentre i veri cambiamenti si stanno preparando, silenziosamente, nelle segrete stanze. Comunque, anche se i prossimi anni non ci riservassero scenari drammatici, e la crisi dovesse riassorbirsi nel giro di un paio d’anni, non è detto che l’Italia cambierà davvero sotto la spinta delle tre riforme di cui, peraltro, si fa fino ad oggi solo un gran parlare. Del resto, non ci vuole certo la palla di vetro per intuire che alla fine la riforma presidenzialista non si farà (e se si farà, verrà abrogata dall'ennesimo referendario di turno), mentre per quanto riguarda le altre due riforme - federalismo e giustizia - se si faranno, sarà in modo così... all'italiana che porteranno più svantaggi che vantaggi: dal federalismo è purtroppo lecito aspettarsi solo un aumento della pressione fiscale, perché l’aumento della spesa pubblica appare il solo modo per ottenere il consnenso di tutta "la casta", e poi dalla riforma della giustizia verrà soltanto una "comoda" tutela della privacy al prezzo di un'ulteriore aumento della compra-vendita di politici, amministratori e colletti bianchi. Resta difficile capire, infatti, come la magistratura potrà perseguire i reati contro la pubblica amministrazione se "la casta" la priverà del "fastidioso" strumento delle intercettazioni telefoniche. Così, mentre federalismo, giustizia, presidenzialismo, occuperanno le prime pagine, è probabile che altre riforme e altri problemi, certamente più importanti per la gente comune, incidano assai di più sulla nostra vita. Si pensi alla riforma della scuola e dell’università, a quella degli ammortizzatori sociali, a quella della Pubblica Amministrazione. Si tratta di tre riforme di cui si parla poco, ma che, se andranno in porto, avranno effetti molto più importanti di quelli prodotti dalle riforme cosiddette maggiori. Forse non a caso già oggi istruzione, mercato del lavoro e pubblica amministrazione sono i terreni su cui, sia pure sottobanco, l’opposizione sta collaborando più costruttivamente con il governo. Ma il lato nascosto dei processi politici che ci attendono non si limita alle riforme ingiustamente percepite come minori. Ci sono anche temi oggi sottovalutati ma presumibilmente destinati ad esplodere: il controllo dei flussi migratori, il sovraffollamento delle carceri e l'emergenza salari. Sono problemi di cui si parla relativamente poco non perché siano secondari, ma perché nessuno ha interesse a farlo. Il governo non ha interesse a parlarne perché dovrebbe riconoscere un fallimento: gli sbarchi sono raddoppiati, le carceri stanno scoppiando esattamente come ai tempi dell’indulto e gli stipendi degli italiani sono i più bassi d'europa. L'opposizione non può parlarne perché ormai sa che le sue soluzioni-demagogiche - libertà, tolleranza, integrazione, solidarietà - riscuotono consensi solo nei salotti intellettuali. Eppure è molto probabile che con l’aumento estivo degli sbarchi, le carceri stipate di detenuti, i centri di accoglienza saturi, ed il mondo del lavoro dipendente duramente provato da un caro prezzi che non accenna a deflazionare, il governo si trovi ad affrontare una drammatica emergenza. Intanto, in Italia prosegue la propaganda dell'ottimismo a tutti i costi: stampa, sindacati e politica ci fanno sapere solo ciò che fa più comodo ai loro giochi, e "noi"- a forza di guardare solo dove la politica ci chiede di guardare - rischiamo di farci fottere. Buon Anno!