venerdì 8 agosto 2008

PENSARE IL FUTURO TRE REGOLE FONDAMENTALI


1)
Non c’è riforma
efficace e duratura se non accompagnata da una ridistribuzione della
ricchezza orientata verso l’uguaglianza. Questo principio e’ importante
non solo per il risultato ma per lo spirito che anima chi lo persegue.
E’ uno spirito di apertura e di cooperazione. La violenza nel mondo è
sempre stata conseguenza della sopraffazione del più forte con l’
obiettivo di ottenere privilegi e vantaggi economici. Un utile
suggerimento viene da J. J. Rousseau: “Nessuno sia tanto povero da
doversi vendere ne tanto ricco da poter comprare un altro uomo”.
2)
Porre al centro delle scelte politiche il lavoro produttivo cioè quello
che genera ricchezza sociale. Il lavoro attuale dovrà essere
trasformato. Occorre ricostruire i lavori in modo che siano insieme
efficienti per la società e gratificanti per il lavoratore. La cosa è
possibile: l’uomo sano rifiuta l’inattività. La esasperata divisione
del lavoro può creare alienazione e disaffezione, occorre ricomporre,
per situazioni idonee, lavoro intellettuale e manuale. I lavori nocivi,
pesanti, pericolosi e ripetitivi andranno ridotti al minimo con l’aiuto
della tecnologia e comunque andranno divisi tra tutti i lavoratori
salvo che scelte diverse vadano a vantaggio di tutti. Ai migliori andrà
affidata la funzione di guida (fonte di orgoglio e di prestigio) e di
indirizzo del paese e non privilegi economici. La disoccupazione (la
rinuncia al contributo lavorativo di tante persone) rappresenta il più
paradossale e insensato fallimento di una classe dirigente. Una
significativa testimonianza viene da Primo Levi: “La felicità sul
lavoro è la più alta approssimazione alla felicità sulla terra”.
3)
Occorre sostituire radicalmente la classe politica e la classe
dirigente in genere. All’attuale classe dirigente non manca né l’
intelligenza né la volontà, manca semplicemente la capacità di mettere
in discussione l’assetto presente e quindi di progettare un diverso
futuro. Le attuali classi dirigenti sono state e sono - per la gran
parte - persone “in carriera” e come tali hanno impegnato le loro
risorse per acquisire una posizione rilevante nel mondo esistente che
quindi deve rimanere così com’è per garantire le aspettative che si
sono date in armonia con la loro visione del mondo. Non si tratta
quindi di “cattiva volontà”, nel perseguire un mondo migliore, ma nella
inadeguatezza del sentire e quindi del pensare (antropologica). La
nuova classe dirigente dovrà credere, intanto, nei due principi
indicati sopra e il seguito verrà come conseguenza delle nuove
convinzioni.

Si suggeriscono, inoltre, le seguenti integrazioni: a)
tutto quanto indicato sopra dovrà procedere nel massimo della
trasparenza e delle libertà civili e politiche; b) i consumi di lusso,
fonti di spreco e manifestazioni di una cultura del privilegio,
dovranno, con il consenso di una nuova cultura, essere lentamente tolti
dalla produzione; c) l’istruzione dovrà essere generalizzata, ma in un
nuovo clima sociale meno conflittuale i livelli più alti saranno
raggiunti, liberamente, solo da coloro in possesso di una reale
passione e predisposizione. I talenti avranno la più ampia possibilità
di crescita in armonia con il corpo sociale; d) nelle attività
ricreative-formative è bene siano privilegiate le forme espressive
(cultura, recitazione, ballo, musica, sport, ecc.) rispetto a quelle
basate sul consumo di oggetti con la sola funzione estetica e di
status; e) limitare la sofferenza non solo degli uomini (libera scelta
della morte dolce) ma anche degli animali riformando il modo di
allevamento; f) l’ambiente – vittima dei conflitti accaniti per il
dominio – verrà risanato come effetto di una società più pacificata; g)
si propone infine il seguente percorso: “ragionare in grande, pensare
il meglio e realizzare ciò che è possibile”.
enrico dazzani genova
regioenda@virgilio.it

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